
Premio Mario Puzo 2026 a MAURA DELPERO
Il Premio ‘Mario Puzo’ 2026 va a Maura Delpero per la sua capacità di trasformare la microstoria di una comunità montana e isolata in un affresco universale di umanità, memoria e resistenza. Come Mario Puzo ha saputo estrarre dalle sue radici familiari e provinciale una narrazione dal respiro classico, Maura dimostra che il racconto dei margini geografici non è folklore né nostalgia, ma alta letteratura per immagini, capace di restituire al cinema italiano la potenza epica ed intima della nostra memoria più profonda.

Premio magia del cinema a SERGIO STIVALETTI
Il Premio ‘Magia del Cinema’ viene conferito a Sergio Stivaletti per la sua straordinaria carriera di visionario e mastro artigiano della settimana arte, capace di dare forma e corpo all’immaginario fantastico italiano. In un festival legato alle aree interne e alla riscoperta dei valori autentici, il suo lavoro ricorda quanto la vera ‘magia’ del cinema risieda nella sapienza artigianale, nel talento manuale e nella capacità di plasmare storie capaci di far sognare e mostrare l’invisibile su qualsiasi schermo.

Premio Speciale Cinema nelle aree interne a FRANCESCO CORDIOPer il film Ritorno al tratturo
Un film che si inserisce nel cuore pulsante del nostro festival e che non si limita a testimoniare bellezze territoriali e tradizione millenaria, ma dimostra come i tratturi, e con essi le aree interne, possano tornare ad essere arterie vitali di connessione culturale, turistica ed umana tra le comunità delle aree interne e di tutta la nazione.

Premio Speciale Cinema e arte a STEFANO FRESI
Per la straordinaria capacità di spaziare dalla sensibilità sonora del teatro e della colonna sonora alla presenza scenica sul grande schermo. Stefano ha saputo dare volto e umanità a personaggi autentici e diversi tra loro, facendo assaporare sempre un’arte che prende le sue radici anche dai contesti più periferici, ultimi ma di grande sensibilità.

Premio Speciale dalla provincia a Hollywood a RICCARDO SCAMARCIO
A Riccardo Scamarcio, per aver saputo coniugare il respiro del grande cinema internazionale con la custodia orgogliosa delle proprie radici. Come attore e produttore, ha dimostrato che i margini possono diventare il centro del racconto contemporaneo.
BEST SHORT/ Miglior cortometraggio:

Chro di Hamed Bahrami
Il premio per il Miglior Cortometraggio è assegnato a Chro di Hamed Bahrami per la capacità di raccontare il dolore con straordinaria misura, trasformandolo in un percorso di rinascita. Attraverso una regia essenziale, un linguaggio visivo di grande sensibilità e un uso evocativo del sonoro, il film costruisce una narrazione intensa in cui, come suggerisce il titolo stesso – Chro, “germoglio” –, ogni immagine diventa promessa di una nuova fioritura.

Menzione speciale – Il fotografo di Marco Sommella
Per aver fatto della fotografia il principio generativo del racconto, trasformandola in un dispositivo di memoria capace di custodire il tempo, dare forma all’assenza e opporsi all’oblio. Per la rigorosa cura della scenografia e della produzione e per l’uso maturo e consapevole del linguaggio cinematografico, che rende ogni elemento della messa in scena necessario, vivo e profondamente significativo.
L’immaginale: sezione miglior corto sociale / Best Social Short – The Imaginal

Miglior corto sociale The swap di Valeria Luchetti
Per aver saputo raccontare, con ottima regia e prova attoriale, una ulteriore originale visione del tema dell’immigrazione, mettendo a confronto generazioni ed esperienze diverse

Menzione speciale a Dolly Make Up di Giuliana Boni
Per l’originalità con cui affronta il tema della violenza di genere. Utilizzando un codice espressivo leggero, attraverso una narrazione capace di ribaltare le aspettative, il corto offre una lucida e insolita riflessione sul tema, trasformandosi in efficace strumento di denuncia.
MIGLIOR LUNGOMETRAGGIO Mapuff2026

La spiaggia dei gabbiani di Claudio Pauri
Commedia capace di reggere egregiamente i tempi e i ritmi del genere, grazie anche al cast ben caratterizzato e diretto. Nella coralità della storia, si sente il richiamo ad opere come Compagni di Scuola di Carlo Verdone e alla demenzialità di una certa commedia americana, ereditando forza corrosiva, cinica e, per diversi aspetti, decadente dei tempi moderni.
MIGLIOR DOCUMENTARIO

Miglior documentario: BOBBY
Per la capacità di trasformare una storia intima e familiare in un racconto sulla memoria di un’intera comunità attraverso un uso creativo delle immagini d’archivio intrecciate al racconto dei due anziani protagonisti: Il film, attraverso la figura di Bobby, ultimo cane della sua discendenza, si muove lungo i fili del ricordo nell’entroterra irpino, ancora profondamente segnato dal terremoto del 1980, costruendo una dimensione sospesa tra passato e presente. Nel paesaggio contemporaneo, attraversato dai vuoti lasciati dal sisma e dalla presenza imponente delle pale eoliche sulle colline, “Bobby” riesce così a raccontare con sensibilità i cambiamenti di un territorio e il modo in cui una comunità continua ad esistere attraverso i ricordi di chi ne ha vissuto il trauma.

Menzione speciale a L’eco dei fiori sommersi di Rosa Maietta
Per la forza evocativa con cui riporta alla luce, attraverso le carte dell’Archivio di Stato di Napoli, storie di donne dimenticate, trasformando documenti del passato in un racconto vivo e contemporaneo.
L’eco dei fiori sommersi di Rosa Maietta nasce dalla ricerca tra perizie e sentenze relative a casi di violenza di genere, dando forma e voce alle testimonianze e restituendo la complessità e la forza delle donne coinvolte. Storie di violenza che conservano una dolorosa attualità.
La menzione speciale va alla capacità di trasformare queste vicende in una narrazione corale sulla memoria e sulla condizione femminile, attraverso un originale dialogo tra materiali d’archivio, immagini, parole e differenti linguaggi cinematografici. Un intreccio tra passato e presente che restituisce alle storie una dimensione universale e una particolare intensità poetica.

Menzione speciale: USCIVAMO MOLTO LA NOTTE.
Per la potenza del linguaggio cinematografico, capace di restituire l’energia di un’epoca attraverso un prezioso materiale d’archivio, valorizzato da una regia libera e incisiva e da un montaggio dinamico e coinvolgente. Un’opera immersiva, capace di far rivivere con autenticità lo spirito e la vitalità di una generazione, restituendone la forza anche a chi non l’ha vissuta, e trascinando lo spettatore nel racconto senza mai perdere misura ed equilibrio.
MIGLIOR CORTO PER LA SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE (a cura di Officine Sostenibili Società Benefit)

“The Cinderella Vineyard” di Vassilis Loules
The Cinderella Vineyard ha avuto la quasi unanimità della giuria, con la sua storia di trasformazione di una vigna quasi scomparsa in un simbolo di riscatto puro.
Stile narrativo: Resilienza con gli stivali nel fango. Niente retorica o toni melensi, la storia di chi resta a lottare è raccontata con un’autenticità e amore per terra e famiglia.
Fotografia: Luce naturale impeccabile e inquadrature materiche che rendono giustizia alla fatica e alla bellezza della terra, senza mai cadere nel trappolone dell’effetto “cartolina patinata”.
Attinenza al tema “inversione di tendenza”. Zero nostalgia, tanta sostanza. Il film incarna alla perfezione la lotta al declino delle aree interne, dimostrando che la viticoltura può essere un atto di resilienza e salvaguardia il territorio, non un mero ricordo del passato.
SCHOOL DAYS (Corti scolastici e a tema giovanile)

Miglior corto School Days 2026: “I fiori non hanno le scarpe”
Per aver sapientemente creato un’atmosfera sognante attraverso una struttura fiabesca ed aver restituito l’incanto tra tradizione e sguardo contemporaneo. I fiori non hanno le scarpe riesce a tenere saldo un racconto di “crescita” anche attraverso un utilizzo di luci ed ombre particolarmente raffinato, ed una regia delicata dall’approccio profondamente umano.

Menzione Speciale. Paolino – La storia di Paolo Fresu
Nonostante la brevità, Paolino – La storia di Paolo Fresu, si compone ed educa a tutti i linguaggi di cui si avvale l’audiovisivo: musica, scrittura e immagine. Senza forzature didascaliche e con la semplicità innata dell’infanzia, la storia, dal particolare famigliare, si fa racconto universale di territori, tempi e stagioni diverse della vita di ognuno.
DETTAGLI CHE FANNO LA DIFFERENZA – SLOW FOOD AVELLINO APS

Rhubarb rhubarb di Kate McMullen
Il premio “Dettagli che fanno la differenza” viene conferito a Rabarbaro Rabarbaro per l’efficacia e l’originalità nel trattare i temi dell’ecologia integrale. Il corto affronta le sfide globali che deve affrontare il nostro sistema alimentare, mettendo al centro le comunità locali e le buone pratiche e richiamando la necessità di politiche del lavoro che mettano al centro la dignità dei lavoratori della terra, una risorsa indispensabile, insieme all’innovazione tecnologica sostenibile, per attuare un futuro buono pulito e giusto.
PREMIO DEL PUBBLICO

Dalla media voto delle preferenze espresse dal pubblico nelle diverse serate e in quella finale, è risultato vincitore il cortometraggio: The swap di Valeria Luchetti




